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Anche i Robot Hanno Diritti

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Anche i robot hanno diritti
La proposta di risoluzione del parlamento europeo 2015/2103 reca raccomandazioni sulle nuove norme di diritto civile da introdurre per i robot.

Alcuni, forse non troppi, non ne resteranno sorpresi ma dato che la legge arriva quasi sempre per ultima la sensazione che si prova è che ci sia già tra noi una rivoluzione di cui poco ci siamo accorti.

L’incipit della proposta dice tutto: «..dal mostro di Frankestein ideato da Mary Shelley, al mito classico di Pigmalione, passando per la storia del Golem di Praga e il robot di Karel Capek, che ha coniato la parola, gli essere umani hanno fantasticato sulla possibilità di costruire macchine intelligenti, spesso androidi con caratteristiche umane».

Adesso questo fantasticare è diventato realtà e «l’umanità si trova ora sulla soglia di un’era nella quale robot, bot, androidi e altre manifestazioni dell’intelligenza artificiale sembrano sul punto di lanciare una nuova rivoluzione industriale, suscettibile di toccare tutti gli strati sociali».

Nel 2014 la crescita media delle vendite di robot è salita del 29% ed i brevetti per le tecnologie robotiche sono triplicate nell’ultimo decennio.

La robotica è impulso della crescita economica ma desta anche qualche seria preoccupazione come si legge nel corpo della proposta: «è possibile che nel giro di pochi decenni l’intelligenza artificiale superi la capacità intellettuale umana al punto che, se non saremo preparati, potrebbe mettere a repentaglio la capacità degli umani di controllare ciò che hanno creato e, di conseguenza anche la loro capacità di essere responsabili del proprio destino e garantire la sopravvivenza della specie».

Il testo normativo richiama addirittura le leggi di Asimov (in «Circolo vizioso», 1942) a cui i progettisti sono invitati ad attenersi:

1) Un robot non può recare danno ad un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno;

2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge;

3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la seconda Legge.

Come punto di partenza la proposta muove da quanto di più semplice possa esserci, ovvero il problema della responsabilità civile che possa derivare dai danni causati da un robot.

La questione potrebbe risolversi risalendo alla responsabilità del produttore per vizi di fabbricazione o di programmazione oppure ponendola in capo al proprietario, ma la situazione si complica nella misura in cui il robot diventa in grado di assumere iniziative o di prendere decisioni in via autonoma.

I robot, si chiede Mady Delvaux relatrice della proposta, come possono essere qualificati? Come persone fisiche, persone giuridiche, animali, oggetti? Oppure deve essere creata una nuova categoria con caratteristiche specifiche?

I robot dovrebbero avere un loro specifico status giuridico, essere immatricolati ed assicurati, mentre la responsabilità andrebbe ripartita tra il robot, il programmatore ed il proprietario, con una diminuzione di responsabilità per questi ultimi all’aumentare del grado di addestramento che sia stato fatto al robot. Un fondo generale di garanzia per i danni causati dai robot autonomi intelligenti dovrebbe poi essere una soluzione ulteriore perché possano risarcire i danni che hanno causato per loro propria iniziativa.

Altro aspetto da considerare sono i principi etici. Dall’uso della robotica derivano rischi per la sicurezza umana, per la privacy, per la proprietà dei dati e la dignità dell’uomo. Si ravvisa la necessità di introdurre un Codice etico-deontologico degli ingegneri robotici e si afferma che esso dovrebbe basarsi «sui principi di beneficenza non di maleficenza», sulla Carta dei diritti fondamentali dell’UE quali i diritti umani, l’uguaglianza, il rispetto della vita privata.

Si propone l’istituzione di un’agenzia europea della robotica e si suggerire che alcuni tipi di robot vengano registrati.

Per quanto attiene ai diritti di proprietà intellettuale si chiede addirittura che si valuti l’elaborazione di specifici criteri per una “creazione intellettuale propria” per le opere prodotte da computer o robot che possono essere tutelate da diritti d’autore.

Sul lato della programmazione occorre invece garantire l’interoperabilità dei robot autonomi collegati in rete e rendere possibile l’accesso al codice sorgente in caso di necessità.

Oltre alle questioni giuridiche la proposta si preoccupa anche dell’impatto che l’introduzione dei robot avrà sul mondo del lavoro ed invita coloro che gestiranno la loro progettazione ed il loro impiego a tenerne conto.

I governi dovrebbero stimolare una maggiore formazione di esperti digitali perché se i robot toglieranno lavoro all’uomo in molti ambiti, cosa che sembra certa, dall’altro lato l’apporto umano sarà ancora non solo necessario ma sempre più richiesto per la loro programmazione ed il loro addestramento.

Una proposta di risoluzione davvero avveniristica. Eppure la sensazione che resta alla fine della lettura è quella di avere tra le mani un pezzo di archeologia informatica, come se il futuro che viene prospettato fosse molto più presente di quanto sembri.

 

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